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domenica 23 agosto 2020

Draghi: un lupo travestito da agnello.


DRAGHI: UN LUPO TRAVESTITO DA AGNELLO.

HA DISTRUTTO L'ECONOMIA ITALIANA E PARLA DI SPERANZE PER I GIOVANI.









Mentre ieri ascoltavo Mario Draghi preoccuparsi così accoratamente e a reti unificate per il futuro dei giovani, sentivo in me qualcosa che non andava, un certo disagio. Mi chiedevo: ma ci deve pure essere qualcuno che si riconosca responsabile di quelle politiche economiche (e sociali, culturali) che negli ultimi decenni hanno devastato un'intera generazione, precarizzandola, svuotandola di senso, di vita e di parole, costringendola spesso ad emigrare. Non è mica il Covid l'unico pericolo che può togliere la speranza ai ventenni e trentenni; questi ragazzi sono stati ampiamente defraudati, da chi? Allora mi è venuto in mente un bell' articolo di Marco Ravelli dal titolo davvero emblematico: "Draghi, lupi, faine e sciacalli" uscito subito dopo che Draghi era intervenuto sul Financial Times, il 25 marzo scorso. Allora chi è Draghi? Chi è l'uomo che ci invita con severa compostezza, in un tripudio stampa quasi universale, a non rubare il futuro dei giovani? Che ruoli ha rivestito finora? Scrive Ravelli: "Incomincia presto a mettere le mani nella "rozza materia" del capitalismo reale, come grand commis di stato: dal 1991 al 2001 è direttore generale del ministero dl tesoro chiamatovi da Guido Carli (ministro del VII governo Andreotti) e poi riconfermato da tutti i governi successivi- Amato, Ciampi, Berlusconi, Fini, Prodi, D'alema… In questa veste promuove e gestisce da protagonista la lunga serie di " privatizzazioni selvagge" dell'apparato pubblico italiano (IRI, Telecom, Comit, Credit, Eni, Enel ecc.) per un totale di 182.000 miliardi di lire. Fece scalpore, allora, la notizia dell'incontro avvenuto nel 1992, proprio all'inizio di quel processo di privatizzazioni, a bordo del panfilo HMY Britannia della regina Elisabetta, con alti esponenti del mondo finanziario internazionale, nel corso del quale - fu riferito - Mario Draghi si dichiarò perfettamente consapevole del fatto che un tale intervento avrebbe "indebolito" la capacità del governo di perseguire alcuni obiettivi non di mercato, come la riduzione della disoccupazione e la promozione dello sviluppo regionale, ma che tuttavia lo riteneva "inevitabile perché innescato dall'aumento dell'integrazione europea". Dieci anni (nel corso dei quali fece sottoscrivere al tesoro una serie di prodotti derivati che si riveleranno assai onerosi per la nostra finanza pubblica), prima di passare, nel gennaio 2002, al vertice della banca d'affari americana Goldman Sachs con la carica di vice chairman e managing director per le strategie europee e dal 2004 come membro del comitato esecutivo del gruppo (lo stesso che proprio in quel periodo, rifilò alla Grecia un pacchetto degli stessi prodotti derivati a suo tempo sottoscritti dall'Italia, che avrebbero dovuto permettere alla fragile economia ellenica di entrare in Europa e che si riveleranno, nel decennio successivo, tossici). Poi, come spesso accade, per effetti delle cosiddette "porte girevoli" che regolano le traiettorie all'interno dell'oligarchia globale, nel 2005 Supermario approda come governatore alla banca d'Italia, dove resterà fino al 2011, quando passerà a dirigere la BCE. Ma allora una qualche responsabilità sull'andamento oligarchico e finanzcapitalistico, materialistico e nichilistico, della società occidentale ce la dovrà pure avere una persona come Draghi, o no? E' dunque lui il più adatto a farci prediche sul futuro e sulla speranza da conservare? E' lui la migliore risorsa della repubblica da candidare alle più alte magistrature? Siamo sicuri? Io ho molti dubbi, molti. E lavoro affinché una nuova generazione rivoluzionaria possa veramente fare chiarezza e fare giustizia. Intanto tra una restaurazione oligarchica e l'altra, mi consolo nella mia fede, in base alla quale il Signore dei Cieli rovescia sempre i potenti dai loro troni insanguinati, come canta la Madre di Dio, Maria, e prima di tutti rovescia nella polvere quei falsi credenti e quei falsi pastori che pascolano se stessi e i loro interessi, sempre ben abbracciati ai troni dei potenti, mentre il popolo muore di fame, fame di pane e di lavoro, una fame anche di parole autentiche, sincere e veritiere.

-Fonte: Marco Guzzi

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